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photos by Alessandro Burzigotti styling by Ilario Vilnius text by Stefano Guidoni
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2023

Passato dal karate all’atletica, lo sprinter toscano che studia da avvocato possiede le caratteristiche per diventare un grande duecentista. La grinta per affrontare le sfide non gli manca.

Estroverso, determinato e pragmatico prima, durante e dopo ogni gara, sia in pista che nella vita: Samuele Ceccarelli, giovane velocista e studente di giurisprudenza, nato e cresciuto in Toscana, all’ombra delle Alpi Apuane, dopo la cintura nera di karate è diventato prima campione italiano, e poi europeo, dei 60 metri piani indoor. Lo abbiamo incontrato per parlare della sua passione sportiva, del presente e del futuro. Samuele è passato dal karate alla corsa veloce, dove chi non attacca non vince, ma tra il passaggio di cintura e quello del testimone preferisce il secondo: «Ogni tanto è bello sacrificare l’individualismo dell’atletica per condividere con i compagni di squadra emozioni uniche come quelle che la staffetta sa regalare». Non ha dubbi: «Quando corro mi sento un ghepardo, traggo spunto da famosi velocisti, ma trovo l’ispirazione in me stesso e in quello che faccio». Come molti atleti, anche lui ha i suoi oggetti portafortuna e riti propiziatori: «Il giorno della gara indosso sempre un paio di slip rossi che, a giudicare dai risultati, mi stanno portando fortuna». Le due vittorie indoor in cui ha preceduto il campione olimpico e compagno di nazionale, Marcell Jacobs, ne sono la dimostrazione. «Successi che ho sognato: ce l’ho messa tutta per mettermi in gioco e alla fine sono stato premiato». La stessa determinazione messa negli studi, dove, traendo spunto dal principio “La legge è uguale per tutti”, afferma: «Chi è più veloce a interpretarla non è detto che arrivi per primo, io studio legge per comprenderla e, una volta raggiunto il traguardo della laurea, per applicarla concretamente».

Per le prossime sfide outdoor e indoor, dai campionati italiani agli europei e mondiali, si dice emozionato ma anche determinato e deciso a vincere: «Sono voglioso di mettermi in gioco a fianco a grandi campioni, dai blocchi di partenza fino all’ultimo metro». Vive con i piedi ben saldi per terra, pronto a scattare in corsia, ma lo sguardo va anche al futuro, dove c’è chi lo vede nell’albo d’oro dei record, chi in un’aula di tribunale e chi ministro dello sport: «Ognuna di queste ipotesi non esclude le altre, vedremo che cosa mi riserva quel futuro a cui nel frattempo corro incontro». Luigi Benedetti, suo concittadino nonché ex campione italiano dei 100 metri e per due volte finalista olimpico nella staffetta 4x100 con Pietro Mennea (con cui ha condiviso il primato mondiale della staffetta 4x200), sostiene che possieda le caratteristiche per diventare un grande duecentista: «Non posso che esserne entusiasta», risponde Ceccarelli. «Un occhio critico come il suo riesce a cogliere elementi che ai più sfuggono. Mi fa piacere credere alla sua intuizione, ma sarà la pista ovale a dire se ha avuto ragione». La musica è cambiata e gli sprinter statunitensi e sudamericani, dopo la vittoria olimpica azzurra nei 100 metri e nella staffetta 4x100, hanno indicato gli italiani come nemico numero uno ma Ceccarelli li guarda «con gli stessi occhi con cui si guardano tutti gli avversari: noi italiani non temiamo nessuno, lo abbiamo sempre dimostrato e siamo pronti a farlo ancora». Gli anni di studio in una scuola lasalliana, dove ha fatto ritorno da campione, hanno posto le basi e definito il suo sviluppo atletico, dalla passione per lo sport alla voglia di gareggiare.

Samuele Ceccarelli, il giovane campione che tra correre dietro a un sogno, correre fianco a fianco con un primatista del mondo, o correre guardando sempre avanti, non ha dubbi: «Preferisco correre guardando sempre avanti, affrontando le sfide che la vita mi presenta». Tra queste, è l’augurio, quella dei cinque anelli olimpici.